Un uomo mandato dal Signore Gesù Cristo dopo 2000 anni
Il 2 gennaio 1928, a Bibbiena, un piccolo paese della provincia di Arezzo, nasceva Pierino Babbini, da una famiglia di umili origini. I contemporanei di allora ricordano quei giorni per una grande nevicata ed un grande gelo che seccò tutto.
N.B. Le frasi in corsivo e virgolettate, sono quelle pronunciate direttamente dal Maestro.
“Era sceso in terra lo Spirito Santo: il Signore apriva i tempi dell’Apocalisse, delle punizioni divine!”
Trascorre i primi anni dell’infanzia a Bibbiena, per poi trasferirsi con la famiglia ad Arezzo. Lì trascorrerà il resto della sua fanciullezza. Niente nella sua infanzia faceva presagire il suo futuro; tutto si svolgeva nella più assoluta normalità, e ha frequentato la scuola fino alla quinta elementare. Iniziò la guerra e oltretutto di lì a poco morì suo padre, ed egli a soli dodici anni, si prese cura della famiglia, madre e due sorelle, lavorando anche come scaricatore di carri ferroviari.
Nel 1946 si trasferì a Siena lavorando nel campo dei combustibili, prevalentemente carbone: da qui infatti deriva l’appellativo di ‘carbonaio‘ come lo definiva con disprezzo il vescovo e tutta la stampa.
A Siena incontrò la donna che è diventata sua moglie. Quattro anni di fidanzamento e il matrimonio nel 1950.
Nel tempo libero svolgeva l’attività di fotoreporter di avvenimenti sportivi e seguiva la squadra di calcio del Siena. Presto diventò presidente del gruppo dei ‘Fedelissimi’, stando sempre in mezzo ai giovani.
Sono venuto per giudicare
E’ stato proprio quello il tempo scelto dal Signore perché Egli iniziasse la missione per la quale era venuto al mondo.
“Io ancora non riuscivo a comprendere tutto questo, ma Nostro Signore Gesù Cristo, che è Dio, mi disse:
– Va e predica! –
Io dissi: – Ma come faccio? –
– Non temere perché da questo momento la Sapienza, tutto quanto, non sarà opera tua.
Discese lo Spirito Santo e, da quel momento, ho compreso chi ero. E così incominciai a predicare. Un giorno, che non aveva niente di particolare, di fronte a una trentina di persone dissi:
– Da questo momento il Vangelo si ripete… con una leggera differenza. Che sono venuto per giudicare! – “
I primi miracoli
All’inizio la Sua missione evangelica si manifestò attraverso le guarigioni miracolose.
Le persone guarivano anche da mali incurabili, quelle possedute venivano liberate dai loro tormenti, a volte anche terribili. La voce si spargeva di bocca in bocca e sempre più numerose erano le richieste di poterlo incontrare di persona.
“Nel Nome di Gesù Cristo la gente veniva guarita da tumori, tubercolosi ed altri mali a voi sconosciuti, e la voce si diffondeva di casolare in casolare, di porta in porta e tutti mi cercavano.”
L’appuntamento con gli ammalati e qualche loro famigliare avveniva nelle case dove erano riuniti al massimo cinque o sei persone per volta.
Sul tavolino teneva il Santo Vangelo sul quale posava un piccolo Crocifisso che portava sempre al collo. Questo Crocifisso ha una storia meravigliosa.
Egli predicava il S. Vangelo parlando loro dolcemente del Signore Gesù per preparare la persona, ma soprattutto l’anima del malato, all’incontro con il Signore perché, diceva, che: “prima di ricevere un miracolo l’anima deve essere pura.”
Così rimetteva i loro peccati e prendeva su di sé il male che affliggeva l’uomo o la donna che aveva davanti, male che Egli definiva un ‘granellino’. Quindi:
“… ritornando indietro, dicevo sempre di una qualunque malattia, che era un granellino di sabbia, e dicevo dov’era questo granellino di sabbia, ma non potevo dire di più… – E’ venuto il momento che questo granellino di sabbia, riscaldi me, invece di riscaldare te … Allora, me lo prendo io… Prendendomelo io… vorrebbe dire: guarire nel Nome del Signore…”
Fra le migliaia di persone guarite si ricorda l’esempio del piccolo Albertino, un bambino di quattro anni e mezzo.
Per le guarigioni non accettava niente in cambio. Il suo era un assoluto rifiuto di denaro e di ogni altra forma di compenso. Diceva infatti:
“Chi vi guarisce non sono io. Ma è Nostro Signore Gesù Cristo. Perciò è Lui che dovete ringraziare, non me. Per me vi chiedo solo rispetto!”
Raccomandava ai guariti nel nome del Signore Gesù di andare nelle proprie parrocchie, dai preti, e raccontare quello che di meraviglioso avevano ricevuto. Raccomandava inoltre di vivere da buoni cristiani. Questo era tutto ciò che egli chiedeva.
L’incontro con i preti

Nel corso del periodo 1978-1979 il Maestro conobbe il sacerdote Enzo Cupani, parroco di Santa Petronilla a Siena, e responsabile dei preti appartenenti al Movimento dei Focolari, nell’Italia centrale.
“Il Signore mi disse: ‘E’ a lui che devi parlare dei Santi Vangeli. E così feci.
E da quel giorno Enzo cominciò a seguirmi. Andammo insieme da quegli scribi e farisei che sono i preti, per far vedere loro che il Santo Vangelo si ripeteva in tutto.
Ecco che, allora, mi venne dato per la prima volta il nome di Donato; tanto il mio vero nome non lo saprete mai, perché ‘io sono quello che sono nel Nome di Nostro Signore Gesù Cristo!’
E così andai in chiese e conventi, dove mi chiamavano e ne incontrai tanti.”
Come quando si recò nel monastero delle Clarisse a Siena.
Era stato chiamato, ed era potuto entrare, nei conventi di clausura delle suore Agostiniane di Lecceto, delle Clarisse di Cortona e anche delle Clarisse del Monte Morello vicino a Firenze.
L’allora arcivescovo di Siena, saputo quanto stava accadendo per opera di Donato disse a don Cupani che, felice di tutto ciò, si sarebbe celebrata una Messa di ringraziamento. Voleva comunque essere informato affinché tutto fosse conforme al Vangelo, perchè diceva: “Se è opera dell’uomo il giorno dopo è finita, se è opera dello Spirito Santo non finisce mai.”
La Messa di ringraziamento promessa dal vescovo non fu mai celebrata!

Lo stesso arcivescovo raccomandò la moglie di un avvocato di Milano colpita da un tumore gravissimo. L’Inviato del Signore incontrò questa donna di Milano, la guarì come tutti, nel Nome di Nostro Signore Gesù Cristo, e questo avvocato, vista sua moglie guarita, mandò con una lettera di ringraziamento un assegno di 5 milioni di lire.
L’assegno fu immediatamente rispedito al mittente per ordine del Maestro:
“Non ci si può sdebitare con il denaro verso Nostro Signore Gesù Cristo, per i Suoi Miracoli. Egli non sa di che farsene del vostro denaro. Egli vuole soltanto le vostre anime. Il Signore mi ha mandato soprattutto per salvare le vostre anime, non tanto per curare i vostri corpi.”
Quando l’arcivescovo seppe di questa risposta e dei soldi rispediti indietro, si meravigliò e contrariato, disse: “Ma perché rispedirli indietro? Si potevano fare tante opere buone con quei denari.”
In questo stesso periodo don Cupani, preoccupato per lo stato di salute della fondatrice e responsabile del Movimento dei Focolari di tutto il mondo, chiede a Donato un suo intervento miracoloso.
La risposta del Maestro fu inaspettata: “Questa donna è molto malata. Ma soprattutto è la sua anima… perché non l’ho trovata nella Via di Dio.”
Questa affermazione e la fede nell’Apostolo, spinse don Cupani a lasciare i Focolarini e, di conseguenza, fu immediatamente accusato dall’ambiente ecclesiastico di essere stato plagiato da Donato.
Nel frattempo altra gente proveniente da Siena ed altri luoghi, andava da Donato e si diffondevano “di bocca in bocca” sempre più le notizie dei miracoli che Egli compiva nel Nome del Signore.
Sant’Ansano a Dofana

Nel 1980 don Cupani viene nominato parroco di S. Ansano, una antica pieve romanica dedicata al martire patrono di Siena a circa 15 Km. dalla città, nei pressi di Montaperti, ma appartenente da lungo tempo alla diocesi di Arezzo.
In quei giorni il Maestro si reca, per la prima volta insieme a don Cupani, a Sant’Ansano, e trovano la Cappella del Martirio in totale abbandono: ragnatele, sporco e calcinacci erano dappertutto, persino un grosso serpente. Una desolazione! Non migliore è la condizione della chiesa parrocchiale con il tetto sfondato da un fulmine ed il campanile sbrecciato.
“Ma questa chiesetta doveva diventare di Siena perché là si riunisse quel popolo che, nel Nome del Signore, avevo radunato.”
In questa occasione il Maestro dice a don Cupani: “Questo è il tuo posto. Di qui bisogna ricominciare! Questo è il luogo scelto dal Signore per riunirvi il Suo gregge.
Non accettare mai denaro per il tuo ministero.
Le offerte siano fatte solo in chiesa nel segreto della propria coscienza.
Non parlare mai di politica né in chiesa né fuori: il tuo compito è di parlare delle vie di Dio e non di quelle del mondo.
Niente chitarre in chiesa, né tamburi: troppo frastuono. Non è mica una fiera! I preti sono venuti troppo a patti con il mondo e per andare incontro ai giovani hanno trascurato le cose di Dio.
Presto ritorneremo a celebrare la S. Messa in latino.”
A fine Aprile don Cupani si trasferisce a Sant’Ansano e prende alloggio nella vecchia canonica, risistemata alla meglio. Poco dopo viene dato inizio ai lavori di restauro della chiesa e della Cappella del Martirio.
Spesso era presente anche il Maestro, quando era libero dal suo lavoro veniva a dare una mano e, quasi sempre, predicava il S. Vangelo. Questo era il motivo principale delle numerose presenze.
Di conseguenza alcune centinaia di persone guarite da Donato, hanno iniziato a riunirsi in questo luogo della campagna senese, per ascoltare la Sua parola e anche per lavorare ai restauri. Perché, come ci diceva “Lavorare al Santuario è preghiera.”

A fine Novembre l’arcivescovo si reca a Sant’Ansano per l’inaugurazione della chiesa restaurata. E’ la prima e sarà l’ultima volta che questi visiterà Sant’Ansano.
L’arcivescovo, durante la S. Messa chiede, insistentemente, che venga fatto l’accatto delle offerte. Tale richiesta viene completamente ignorata in quanto in chiesa c’è una cassettina destinata alle offerte che devono restare anonime.
“Non sappia la tua destra, ciò che fa la sinistra!”
Le prime reazioni della gerarchia ecclesiastica
Nell’ambiente clericale la presenza e la predicazione di Donato vengono accolte con grande ostilità. Le accuse dei preti nei Suoi confronti vengono fatte sempre più spesso anche dagli altari delle chiese. Dando inizio così alla lotta aperta della gerarchia ecclesiastica contro Donato, don Cupani e la Comunità che si riunisce intorno a loro.
Domenica 8 marzo del 1981 il parroco dell’Osservanza di Siena, durante l’omelia fa una diretta allusione a ciò che i focolarini ripetutamente dicono di Donato: “Stiamo attenti perché satana si può rivestire da angelo di luce, fare segni e prodigi e farsi chiamare Messia per la perdizione delle anime.” Fino a dire, in altra occasione, “Se non volete credere a me andate anche voi a Sant’Ansano da quell’inviato di satana.”
A fine mese l’arcivescovo scrive a Donato invitandolo ad un incontro riservato. Nei primi giorni di aprile il Maestro gli risponde spiegando i motivi per i quali non può partecipare all’incontro.
Parlando della Sua missione diceva sempre
“Io non sono venuto tanto per voi quanto per loro: i dotti della Chiesa. Il Signore mi ha mandato per vedere come in duemila anni i preti hanno ridotto la Casa del Signore. E voglio che mi rendano conto di questo.
Io conosco solo i Santi fatti da Dio: i Santi Apostoli.”

Negli stessi mesi molte persone, anche a più riprese, si recano dall’arcivescovo per testimoniargli la loro guarigione avvenuta tramite l’intervento di Donato. Ma inutilmente perché il prelato non vuol credere a tutto questo.
Il giorno 22 giugno il Parroco dell’ Osservanza viene trovato morto nella sua camera da un altro frate del convento.
Il Movimento dei Focolari
Don Cupani durante la militanza nei focolarini assiste a numerose manifestazioni di adorazione nei confronti della fondatrice del movimento stesso, fra cui canti di inni a lei intitolati, da parte degli aderenti al Movimento.
In seguito a tutto questo, don Cupani ed altri ex focolarini ora appartenenti alla Comunità redigono un documento di denuncia consegnato all’arcivescovo e a papa Woytjla. Scrivono anche all’arcivescovo di Colonia.
Tutta la Stampa si interessa all’argomento. L’articolo sul periodico ‘L’Espresso’ è il più esaustivo sulla vicenda dei Focolarini.
Profanazioni e minacce

Nella notte fra il 30 settembre ed il 1° ottobre 1981, la chiesa di Sant’Ansano viene profanata da ignoti con il furto sacrilego del Crocifisso posto dietro all’altare maggiore. Il Crocifisso della sacrestia viene buttato per terra.
Nel tardo pomeriggio del 10 novembre il Crocifisso rubato viene casualmente ritrovato da un giovane mentre lavorava i campi a circa 100 metri oltre la chiesa nascosto fra gli sterpi dietro al muro che costeggia la strada.
Manca però il corpo di Nostro Signore che non verrà mai più ritrovato.
Il Maestro dice: “In quel luogo dove è stata ritrovata la Croce, nel piccolo fazzoletto di terra al di fuori del muro, sentiti i proprietari per il permesso, sarebbe bene che si mettesse una Croce di ferro con la scritta della data del ritrovamento. Questo per ricordare a tutti il fatto.”
La sera del sabato 9 gennaio 1982, tre individui, di cui uno mascherato, hanno fatto irruzione nella casa di don Cupani. E, simulando una rapina, lo hanno legato e imbavagliato. Poi minacciato con un coltello alla gola, ferendolo cosi da macchiargli di sangue il saio bianco.
Don Cupani riconosce dalla voce l’uomo con il volto coperto e viene sporta querela alla magistratura senese. La stessa non produce alcun effetto poiché l’aggressore con il volto coperto ha un alibi di ferro: un prete ha testimoniato che questa persona era a cena con lui.
Donato viene chiamato Apostolo Pietro
All’interno della comunità di Sant’Ansano era sempre vivo il desiderio di capire chi potesse essere, nel S. Vangelo, quest’uomo che compiva miracoli senza chiedere niente in cambio.
Egli diceva sempre: “Io sono quello che sono, nel Nome di Nostro Signore Gesù Cristo.” E non gradiva affatto l’insistenza nel volerLo necessariamente identificare.
Sicuramente era un uomo di Dio e tra i numerosi tentativi di capire chi fosse in realtà Pierino Babbini, il nome Donato gli fu posto a significare il Dono di Dio.

Ma ad un certo punto nella comunità si diffuse la convinzione che, in realtà, si trattasse di uno dei S. Apostoli ed in particolare Colui a cui il Signore disse: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
In realtà Egli non l’ha mai confermato anzi diceva: “In quanto al mio nome io vi dico che non mi chiamo né Donato né Pietro. Il mio nome di battesimo è Piero, anzi Pierino. E da stasera non mi chiamate più in altro modo. Chi vuol venire da me, venga solo per essere guarito nel Nome Gesù Cristo e basta.”
Sui giornali tuttavia verrà sempre chiamato ‘Apostolo Pietro’.
Processi sommari a don Cupani
Tra marzo ed aprile 1982 don Cupani viene convocato dall’arcivescovo di Siena per due serrati interrogatori. Don Cupani è da solo mentre il vescovo è assistito da alcuni prelati. Fra l’altro gli viene ordinato di non permettere più a Donato di parlare nella chiesa di Sant’Ansano.
Viene accusato di eresia che, in sostanza, sarebbe questa: ‘Riconoscere un Inviato di Dio per i miracoli che egli compie nel Nome del Signore, senza che la gerarchia ecclesiastica ne dia il beneplacito, è eretico!’
Nello stesso periodo l’arcivescovo scrive ancora una lettera al Maestro chiedendo un incontro riservato. Il Maestro risponde allegando alla lettera tre ramoscelli di ulivo: “I tre ramoscelli rappresentano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ma non ha capito.”
Il 18 ottobre 1982 si svolge la riunione della Conferenza Episcopale Toscana, presieduta dal card. Benelli, in cui si invitano i vescovi di Siena e di Pistoia, a diffidare e sconfessare rispettivamente l’Apostolo Pietro a Sant’Ansano (SI) e Mamma Ebe a S.Baronto (PT).

La domenica 24 ottobre la curia vescovile si è pronunciata pubblicamente, con uno scritto fatto leggere in tutte le chiese della diocesi, contro l’Apostolo Pietro ed Enzo Cupani parroco di Sant’Ansano, perché i loro insegnamenti non corrispondono ai punti fondamentali della dottrina cattolica.
Si invitano Pierino Babbini e don Cupani a sottomettersi all’autorità ecclesiastica.
Da martedì 26 ottobre i giornali incominciano ad occuparsi della vicenda di S. Ansano, in seguito al comunicato della Curia.
Nella stessa data la stampa riferisce della morte del card. Benelli.

Il rispetto per la Casa del Signore
Tra i numerosi insegnamenti ricevuti dal Maestro emerge l’importanza di un rispetto sacro per la chiesa come luogo di preghiera, dimora del Signore.
Egli ci ha lasciato alcune regole fondamentali di comportamento nella Casa del Signore, sia durante la S. Messa che all’esterno della chiesa, e ha riportato il culto all’antica tradizione cristiana.
Tutta la stampa si occupa del caso
In quei giorni la chiesetta di Sant’Ansano era gremita di fedeli, curiosi e giornalisti. Molto è stato scritto soprattutto parole offensive e calunniose nei confronti del Maestro. Pochissime, al contrario, le parole che riferivano la verità.

Nonostante queste aggressioni verbali della stampa e dei telegiornali, Egli ha sempre subìto in silenzio, senza mai ricorrere a vie legali: “..io non mi difenderò mai; qualunque offesa mi venga fatta, non mi difenderò mai.. perché altrimenti il Vangelo non si ripeterebbe.. Il Signore non si difese quando venne insultato, calunniato.. quando era sulla Croce, infatti dissero: – ‘Se hai fatto tanti miracoli, perché non salvi te stesso?’ – “
Altra cosa fu la vicenda del giornale ‘Il Nuovo Campo di Siena’ perché, in questo caso, le denigrazioni e calunnie riguardavano anche i seguaci del Maestro.
Per cui, gli appartenenti alla comunità decisero di denunciare per diffamazione il Direttore responsabile del giornale.
Al termine dei procedimenti giudiziari, il Direttore de ‘Il Nuovo Campo di Siena’ verrà prosciolto da ogni accusa perché i querelanti non risultavano identificabili dal testo dell’articolo fortemente diffamatorio.
Rimozione di don Cupani
Nel dicembre 1982 l’arcivescovo emana il decreto di rimozione di don Cupani da parroco di Sant’Ansano ed invia dei rappresentanti della curia per chiudere la chiesa ma le chiavi non vengono consegnate perché era in atto un ricorso al Vaticano, contro il decreto stesso, presso le congregazioni ‘del Clero’ e ‘per la dottrina della Fede’.
Tale ricorso verrà respinto nell’aprile del 1983.

Nei mesi seguenti vengono scritte alcune lettere alle due congregazioni vaticane informando su quello che accade e sulla Predicazione del Maestro.
In questo frattempo la comunità stava costruendo, nel piazzale antistante la chiesa, il santuario, lavoro che era iniziato fin dal gennaio 1982.
In realtà si trattava di un semplice abbellimento del sagrato con qualche piccolo monumento votivo in ricordo della vita di Nostro Signore Gesù Cristo. Compresa una grande aiuola fiorita a forma di Croce, proprio davanti al portone della chiesa.
Tutto veniva realizzato con le proprie mani dai fratelli e con materiali di scarto e di recupero secondo lo spirito della povertà e dell’umiltà evangelica.
Per impedire di avvicinarsi con le macchine alla chiesa, turbando il silenzio e la preghiera, e per rispetto del sagrato furono eretti due muretti a ridosso della strada principale.
Questi muretti verranno successivamente demoliti su richiesta dell’Arcivescovo.
La scomunica

Il 4 maggio 1983 l’arcivescovo di Siena notifica che l’Apostolo Pietro, don Cupani e tutta la Comunità sono incorsi nella scomunica riservata dal Codice Canonico per chi è riconosciuto colpevole di eresia e scisma. I dicasteri vaticani avevano confermato questo giudizio dell’arcivescovo.
Il Maestro così commenta: “Alleluia, alleluia! Il S. Vangelo si ripete. Infatti anche il Signore Gesù fu scomunicato dai sommi sacerdoti del Tempio, scribi e farisei ipocriti. Loro sono sempre gli stessi mercanti di allora; anzi ora sono peggiorati!
Vi dico questo: Ricordatevi che siete sempre liberi di ritornare in seno alle vostre famiglie, di andare dal vescovo, chiedergli perdono e seguire un’altra strada. Nessuno vi proibisce tutto questo, perché il Signore lascia sempre liberi coloro che Lo amano o non Lo amano.”
In quei giorni era un via vai continuo di giornalisti, comprese le telecamere del TG2, che venivano ad ascoltare il Maestro. Tutti hanno scritto qualcosa ma ben pochi hanno riferito la verità dei fatti.
Egli, nel frattempo, spinto dallo Spirito Santo, si recava fra le montagne dell’aretino, sua terra natia, nella solitudine e nella preghiera alla ricerca del luogo dove ricostruire il Santuario, affinché il Suo piccolo gregge potesse pregare e amare il Signore in totale libertà senza il timore di essere nuovamente scacciato.
La chiusura della chiesa

Il 13 maggio due preti chiudono d’ufficio la chiesa e la casa canonica di Sant’Ansano. Entrano in chiesa con le scarpe infangate e parlano a voce alta nonostante che alcuni fedeli stessero pregando. Avevano fretta di chiudere!
Il giorno di Pentecoste, la comunità celebra la S. Messa sul piazzale antistante, sotto agli alberi. Nella stessa ora il parroco di Taverne d’Arbia (SI), ed ora anche nuovo parroco di S. Ansano, celebra la Messa all’interno della chiesa con altri suoi parrocchiani chiamati per l’occasione.
Quando escono parlano e ridono a voce alta, nonostante la comunità fosse ancora riunita in preghiera. Alcuni calpestano volontariamente la grande aiuola a forma di Croce, sul sagrato davanti alla chiesa.
Verso la fine di dicembre, con ordinanza comunale su richiesta della curia di Siena vengono demoliti alcuni lavori del Santuario. E viene così ripristinato il transito delle macchine sul sagrato fin davanti alla chiesa.
Poco tempo dopo la comunità comincerà a riunirsi in un ampio locale privato, adiacente a Sant’Ansano.
Gli arredi e gli oggetti sacri per la celebrazione della S. Messa vengono realizzati dai fratelli della comunità in legno di ulivo.
Durante questi avvenimenti il Maestro prosegue nella Sua missione e solo una parte della comunità lo segue, onorata di poter condividere con Lui la scomunica voluta dalla gerarchia ecclesiastica, che di fatto allontana da S. Ansano un notevole numero di fedeli.
La Chiesa ritorna al popolo
Il Maestro annuncia che presto i laici più anziani si devono preparare per la celebrazione della S. Messa.
Domenica 14 agosto il primo laico celebra la S. Messa.

Il Maestro dichiara che da questo giorno fratello Enzo Cupani si deve considerare un laico fra i laici, E gli dice: “Da ora non porterai più il saio e neppure la croce esterna. La Croce la devi portare nel cuore!” E annuncia a tutti che la S. Messa verrà celebrata solo una volta alla settimana, la domenica. “Perché ognuno di noi si deve guadagnare il pane col proprio sudore.
Come avveniva in antico quando, solo e soltanto il giorno di festa, ci si riuniva in un casolare e il capo famiglia parlava dell’amore del Signore. Poche parole e, in semplicità, si onorava il Signore riposando e pregando.”
Altri avvenimenti
Il 19 agosto durante la potatura di un albero il priore della comunità Paolo Borgogni viene colpito da un grosso ramo che lo fa stramazzare al suolo, con conseguenze gravissime.
Il Maestro interviene immediatamente. Paolo viene portato all’ospedale dove gli viene diagnosticata una frattura alla colonna vertebrale, e trauma al torace.
Le procedure mediche prevedevano l’ingessatura ma il ferito rifiuta ogni forma di cura dichiarando che il Maestro ha operato un miracolo su di lui, suscitando l’indignazione dei medici, i quali, a questo punto, gli impongono la dimissione volontaria.
Pochi giorni dopo, in presenza ed aiutato dal Maestro, il Borgogni si alza e cammina con le proprie gambe senza nessuna terapia.
Le ricchezze dell’Apostolo
Luogo di lavoro dell'Apostolo

Fra le innumerevoli calunnie scritte sui giornali si afferma inoltre e con insistenza, che Pierino Babbini ha accumulato un’ingente ricchezza sulla pelle degli ammalati grazie ai ‘viaggi della disperazione’.
Allora, verso la fine di ottobre il Maestro, con alcuni fratelli, si reca alla redazione di Firenze del quotidiano ‘La Nazione’ per donare a questo giornale tutti i beni che, con i suoi articoli, affermava che Egli possedesse: ville, giardini, conti in banca, depositi di carburante. Affinché venissero distribuiti ai poveri.
Il comportamento da parte dei componenti la redazione del giornale fu, a dir poco, maleducato e vergognoso.
La comunità si prepara a lasciare Sant’Ansano
Il 28 ottobre 1983, per la prima volta, il Maestro guida fratelli e sorelle della comunità in pellegrinaggio, sui monti dell’Aretino in prossimità dell’Alpe di Poti.
In questa occasione viene portata a mano dai fratelli una Croce di legno da innalzare sul monte dove l’Apostolo si ritira spesso in preghiera.
Da allora, questo luogo diventa meta di frequenti pellegrinaggi, seguendo i passi del Maestro. Ma rappresenta solo una soluzione provvisoria.
Nel frattempo la comunità tratta ed acquista un terreno sulla sommità di un colle, tra i monti del comune di Anghiari (AR).
Questo è il luogo scelto dal Signore per il suo popolo: la Terra Santa! Per gli appartenenti alla Comunità da quel momento sarà sempre: ‘Il Santo Monte.’
Da questo momento il popolo che segue il Maestro si identificherà con la denominazione di ‘Comunità Religiosa di Gesù Cristo Dio Nostro.’
E’ sempre più evidente che la Via del Signore passa attraverso il sacrificio e l’umiltà e non certo fra agi e comodità.
L’omertà del Vaticano e della stampa italiana
Nei primi mesi del 1984 la Comunità scrive al Vaticano ed alla stampa italiana ed internazionale numerose lettere nelle quali viene riferito tutto ciò che il Maestro predica, e molte di esse sono dettate dal Maestro stesso, con lo scopo che tali parole vengano diffuse al mondo intero. Affinché tutti sappiano che Nostro Signore Gesù Cristo ha mandato, in questi tempi, un Suo Apostolo per giudicare l’operato dei cattivi custodi della Chiesa e per chiudere il Santo Vangelo.
Successivamente anche alcuni fratelli e sorelle della comunità scrivono personalmente al Vaticano e alla Stampa, testimoniando i miracoli ricevuti tramite il Maestro.
Niente verrà mai pubblicato. Un muro di omertà lo circonda, ma Egli dice sempre: “Nessuno mi può fermare. Nessuno potrà mai fermare l’opera dello Spirito Santo!”
Soltanto una rivista: Pan Arte, pubblicazione bimestrale di Firenze, dedica un numero speciale.


Nel marzo viene arrestata Mamma Ebe che, i preti ed i giornalisti, avevano associato al Maestro.
In quei giorni alcuni fratelli si recano nelle redazioni di vari giornali, agenzie di stampa e emittenti radiofoniche affinché venga detta la verità. Ma vengono regolarmente respinti o trattati male.
Nei primi giorni di giugno l’arcivescovo manda una squadra di operai a ricoprire di cemento la grande aiuola a forma di Croce davanti alla chiesa di Sant’Ansano.
Il nuovo Santuario
Alla fine del mese, ottenuti i relativi permessi, iniziano i lavori sul Santo Monte per erigere una Santa Croce e una cappellina dedicata alla Santa Vergine Maria.
Il 21 agosto 1984 la grande Croce viene innalzata sul Santo Monte.

Il Maestro dice: “Questa è l’unica Terra Santa al mondo, l’unica Santa Croce. Il mio compito l’ho assolto, perché era quello di portare questo popolo tra queste montagne. Questa era la Terra Promessa dal Signore duemila anni fa!”
Da quel giorno non verrà più abbandonata e, nel tempo, alcuni fratelli e sorelle della comunità, lasciando lavoro e casa, si trasferiranno a vivere definitivamente al Santo Monte, alle cui pendici nascerà un piccolo villaggio per poter stare stabilmente a custodia del Santuario, conducendo una vita laboriosa e di preghiera.
Il piccolo popolo lì riunito avrà la responsabilità, nonché il privilegio di impedire che la S. Croce possa diventare oggetto di comportamenti vandalici o anche solamente irrispettosi.
Da allora e fino al giorno della Sua morte, il Maestro trascorrerà la maggior parte del proprio tempo presso il S. Monte, lavorando insieme a tutti i fratelli.
Minacce e lettere anonime
Il villaggio ai piedi del S. Monte, negli anni successivi, si popola gradualmente di giovani e famiglie; e questo provoca la violenta reazione di coloro che hanno sempre osteggiato e perseguitato il Maestro.
La sua famiglia viene bersagliata da telefonate e lettere anonime, piene di minacce. La sua sofferenza e preoccupazione è visibile a tutti. Per questo la Comunità segnala immediatamente questi fatti alla Procura della Repubblica, ma inutilmente perché le minacce continuano.
Malattia e morte del Maestro
A partire dai primi mesi del 1989 il Maestro deve sottoporsi ad una serie di analisi e visite mediche perché la sua salute risulta sempre più cagionevole. Affaticato, emaciato diceva: “Questo è per le gioie che mi date. Sono anni e anni che sono sottoposto ad ogni sorta di prove, e ne subisco di tutte: calunnie, offese, viaggi della disperazione, telefonate anonime, minacce; senza contare i tradimenti, le delusioni, gli abbandoni, l’indifferenza di tanti.
E allora anche il corpo, sottoposto a così dure prove, non ce la fa più.”
I medici gli diagnosticano un male incurabile, causa, durante i mesi successivi, di grandi sofferenze, portate dal Maestro sempre con estrema umiltà e dignità.
Il 31 di luglio, alle 8 del mattino, esala l’ultimo respiro.
Sia lodato Gesù Cristo!
Paolo Canuto e Marco Sossella
N.B. (Le frasi in corsivo e virgolettate, sono quelle pronunciate direttamente dal Maestro.)