Documento di denuncia

PR0-MEMORIA

A S.E. Mons. Mario J. Castellano

Arcivescovo di Siena

Motivi sulla mia appartenenza e sulla uscita dal movimento dei Focolari   1973 -1979.

E’ in questo arco di sette anni che si è svolta questa vicenda. Lei sa Eccellenza che da quando sono diventato prete in questa Diocesi per l’imposizione delle sue mani, mi sono sforzato di servire sempre, meglio che potevo, il Signore nella Sua Chiesa, con la maturazione spi­rituale di cui disponevo. […]

Maturava man mano in me il desiderio di vivere in maniera sempre più totale per il Signore. Già da quando avevo 17 anni Lo conoscevo e avevo deciso di farmi prete in piena libertà, per servirLo.My beautiful picture

Allora stavo passando un momento difficile a causa di una profonda soli­tudine: mia madre era morta nel 1951  quando avevo nove anni e quattro mesi dopo, per un incidente era morta mia sorella di 15 anni; ero rima­sto solo con il babbo (un fratello era morto da piccolo).

Nella mia adolescenza non riuscivo a capire questo mistero di dolore e di morte e nella mia frequente disperazione mi rivolgevo a Dio gridandoG1i il mio ‘perché?’, non riuscendo a comprendere il Suo amore e la Sua paterni­tà.

Un giorno Egli, nella sua misericordia, si è degnato di rispondere alla mia angosciata preghiera; mi disse:

“Perché io sarò tutto per te; io prenderò il posto di tua madre, di tua sorella, di tuo fratello, di tuo padre, della moglie, dei figli, di tutto”.

E mi donò la Sua Pace. Da allora io Lo seguo perché Lo conosco ‘non per sentito dire’. Sarò stato più o meno docile, più o meno generoso, ma la sua vera pace e il desiderio di servirlo non mi ha lasciato più.

Quando nel 1972 morì mio babbo, rimasto solo, pensai che potevo consacrarmi a Lui in una speciale vita di consacrazione nella preghiera e nel nascondimento. […]

Lei mi propose allora una nuov­a esperienza comunitaria visto che quella di Buonconvento, dopo quattro anni non era andata male. Fu allora che conobbi meglio Don Ottorino Bucalossi, il quale alla mia proposta accettò di venire insieme a me nel nome di Gesù Cristo, per avere sempre “Gesù in mezzo a noi” come si suol dire fra i Focolarini. […]

Naturalmente anch’io accettai questo movimento in tutto ciò che era Vangelo e su quelli che sono chiamati ‘i punti della spiritualità’ (che tende a costituire fra i membri una unità speciale per il ‘carisma’ che Chiara avrebbe ricevuto) non c’è nulla da ridire perché sono sottolineate al­cune parole di Dio: “Dio è amore, la Volontà di Dio, l’amore scambievo­le, Gesù in mezzo a noi, Gesù abbandonato sulla Croce ecc.

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Ma quello che ha provocato in me una seria revisione critica che ha raggiunto il suo culmine nel 1979, spingendomi a uscire da questo Movimento e quindi a fare oggi questo pro-memoria, sono una serie di elementi che ora cercherò di esporre e di concatenare perché sono venuti in luce man mano.

Chiara Silvia Lubich aveva iniziato con un gruppo di amiche una esperienza comunitaria durante la guerra; questo è notorio.

Nel Movimento si dice e si ricorda frequentemente che ella nel 1949 sulle Dolomiti avrebbe avuto un periodo illuminativo con delle rivela­zioni private su molte realtà spirituali del Paradiso, praticamente tutto il mistero della nostra Fede; avrebbe visto inoltre il futuro e la collocazione di quest’Opera che con lei sarebbe nata. Opera che fu chiamata “di Maria” perché appunto Chiara stessa, immacolatizzata, sarebbe stata la sua rappresentante in terra ( la sua Vicaria come dicono) e l’Opera avrebbe costituito una specie di “Maria mistica” (detto appunto Corpo mistico di Maria) capace di rigenerare dal­l’interno la Chiesa ed esserle madre come Maria SSma, cosicché un giorno l’Opera verrebbe ad identificarsi con la Chiesa e la Chiesa con l’Opera perché tutti i suoi membri (della Chiesa) sarebbero un giorno tutti fermentati e rigenerati dal Carisma dell’unità, dell’amore, che sarebbe stato dato a Chiara.

Cosicché la sua Opera aveva il dovere di entrare in tutte le realtà della Chiesa: Conventi (Comunità nuove), Seminari (Gen’s), Parrocchie (Parrocchie nuove), Sacerdoti (Movimento sacerdotale, sacerdoti focolarini), famiglie (famiglie nuove), giovani (gen), laici impegnati (volontari) ecc. fino a costituire il popolo di Dio ‘nuovo’ con a capo i nuovi Vescovi…

In queste poche righe c’è una sintesi non riscontrabile in documenti ma tutta parlata, della ecclesiologia del movimento, e non posso proprio sapere se tutto ciò coincida col disegno di Dio; comunque i focolarini ne sono straconvinti perché tutto sembra una conferma di queste visioni. Dicono: Poteva una donna da sola fare tutto questo? Qui c’è la mano di Dio! Poteva un Movimento diffondersi in più di 120 nazioni senza che Dio lo volesse?

My beautiful picture

Non sta a me dare interpretazioni, confermare o smentire, io devo dire solo dei fatti. E i fatti sono questi:

Nel Movimento c’è una tale esaltazione della sua fondatrice che non c’è discussione che tutto quello che fa o dice viene da Dio e basta, non si discute. Dicono: ‘bisogna fare unità in Chiara’; ‘perdersi in Chiara’ e si concludono lettere dicendo: ‘uno in Chiara’ ecc. per loro dire Chiara o dire Gesù è la stessa cosa. Lo dimostra questo terribi­le canto che si canta da quasi 5 anni (fu composto durante l’Anno San­to del 1975) in molti raduni del Movimento, l’ho cantato purtroppo anch’io nel Febbraio del 1976 al raduno delle ‘promesse’.Eravamo più di 500 preti di varie nazioni europee con alcuni Vescovi di cui ricordo sicuramente Mons.Hemmerle di Aachen e Mons. Stimplfle di Ausburg; era presente anche Chiara. Il canto diceva:

Rit: Noi cantiamo a te Chiara (ricordo che durante il canto pensavo:’qui dobbiamo cantare’Gesù’)

ringraziamo te Chiara, con la nostra vita riviviamo te.

Questa terra hai trasformato invadendola d’amore,

hai portato in Paradiso tutti noi!

Strofa: Ogni angolo del mondo  ‘dove due o più’

siamo tante chiese vive   tutte uno in Te!    Rit.

Questo episodio da solo basta  a farmi capire dove è arrivato questo Movimento. Questo canto a me sembra una bestemmia cantata, una usurpazione del Santo Nome di Gesù Cristo, un insulto alla sua ope­ra redentrice, una vera eresia nell’ultima frase se il ‘Te’, come tutto lascia intendere,(perché pur citando il Vangelo, il nome di Gesù non esiste in tutto il canto) si riferisse a Chiara stessa, oggetto del can­to.

Chiara Silvia Lubich presente a questo canto, lo ha ascoltato tutto in piedi, poi ha steso il suo braccio sinistro verso un quadro della Madonna (raffigurava la Pietà di Michelangelo) e ha detto: “E ora cantatene uno anche a lei!”.

A questo punto il coro ha eseguito il can­to “Maria” del Gen Rosso. Tutto questo si è svolto nell’alula magna del Centro Mariapoli di Rocca di Papa.s-l600

Nel frattempo ho imparato un altro canto che i focolarini cantano a Chiara fin da almeno il 1954/55, se non erro, quando le prime Ma­riapoli si chiamarono Chiaropoli:

“C’è una stella che ci conduce

che ci dà vita,sapienza, amor,

è Chiara nostra, stella splendente,

stella lucente, sapienza, amor.”

So che ci sono altri canti, ma non li conosco.

Mi risulta che tali canti vengono eseguiti frequentemente nei raduni del Movimento degli ‘interni’ siano ragazzi, giovani, famiglie, sacer­doti; presente o assente Chiara Silvia Lubich.

Altri due elementi della vita del Movimento che hanno suscitato in me, prete diocesano, la più grave perplessità, per cui mi sembra necessario che queste cose si sappiano nella Chiesa, sono questi: l’unità-obbedienza al Movimento, e la comunione dei beni e conseguente “povertà”.

  1. l) Ai preti diocesani interni che vengono chiamati della “quarta stra­da” (che vuol dire la strada del focolare) che poi son detti preti­ focolarini, viene proposto l’impegno di legarsi in coscienza a livello spirituale, non giuridico, con l’Opera con delle speciali “promesse” che sono deposte nelle mani di Chiara in un giorno particolare dopo due anni di attesa come ‘esterni’ o talvolta come ‘volontari’ ammessi ad essere ‘interni’ dell’Opera. Tali promesse dovrebbero legare ad una unità speciale al Movimento ed essere disponibili a tutto quello che esso potrebbe chiedere; si dice: “bisogna perdere tutto in Chiara” e far passare tutta la vita sia spirituale che pastorale dall’unità al Movimento, perché così l’unità alla Chiesa se ne avvantaggerebbe.D 18226

A tale proposito posso dire due esempi personali.

– Il Vescovo non doveva sapere di queste nostre ‘promesse’ nelle mani di Chiara, perché questo era un vincolo spirituale strettamente personale contratto col Movimento.

– Quando sono stato chiamato dal Movimento a fare il Delegato di zona per la Toscana Umbria e Marche per i sacerdoti dell’Opera, con tutti gli impegni e i viaggi che ciò comportava, mi è stato detto prima da D. Silvano Cola responsabile del Movimento sacerdotale e poi dal capo zona di Firenze Sergio Infantino: “Non importa che tu lo dica al Vescovo per ora, non c’è bisogno della sua approvazione”. […]

2) Il secondo punto è quello della ‘comunione dei beni’.

Tutti gli aderenti ‘interni’ del Movimento e possibilmente anche quelli ‘esterni’ fanno comunione di beni con il Centro in ragione del loro ‘superfluo’ che varia naturalmente secondo la condizione di vita. Si fa un bilancio preventivo e il di più si da al Centro perché ne fac­cia uso di carità, perché, dice Chiara, che l’Opera si chiama’carità’ e deve esprimere la carità dei suoi membri.

Anch’io come prete, nel mio bilancio personale (non di parrocchia) dovevo mandare al Centro il mio superfluo. Ed è stato in sette anni una discreta somma, compreso il lascito di circa 12 milioni, fattoci a titolo personale da un’ anziana signorina.[…]

Così mi ha sempre colpito il tenore di vita della Lubich e dei focola­rini/e: eleganza alla moda, case con giardini in luoghi molto ameni, alcune macchine di lusso, permanenza estiva di molte persone del centro in Svizzera, molti regali frequenti… Da dove tutto questo? Dal lavoro di alcuni forse, ma si può facilmente supporre da ben altro.

Mi sembra doveroso che se si fa richiesta di vita povera agli aderenti con speciali ‘promesse’, si debba poi professare da tutti nel concreto, se specialmente ci si propone come Movimento di rinnovamento evangelico: Gesù e con lui tutti i veri Santi, si sono fatti poveri e morti poveri.D 18283

Si dice a discolpa: “Noi non professiamo la povertà, ma la carità”.

Va bene, ma allora tutto quello  che  ricevi come carità, lo de­vi dare in carità ed essere chiaro ed esplicito con tutti nei tuoi bilanci. […]

Ora tutto quello che ho scritto, se ha indotto me a uscire da questo Movimento, fece esclamare Lei Eccellenza, nel giorno in cui le comunicai questi fatti, così: “Qui ci sarebbe materia per un esposto alla Santa Sede”.

Questo pro-memoria resta nelle sue mani perché ne faccia uso secondo la sua discrezione facendo pure il mio nome quando crede ma  anche a me sta a cuore il vero bene della Chiesa di Cristo e la glorificazione del Suo Nome. Di me può esser detto tutto ciò che si vuo­le, ciò che importa è la verità nella carità.

Lei sa bene che la mia uscita dal Movimento e alcune critiche che ho rivolto al suo operato specialmente nei confronti della sua fondatrice, ha provocato reazioni veramente fuori luogo. Le ricordo brevemente tutti i fatti, di cui l’avevo informata via via. Eravamo nel Marzo’79 agli inizi del mese; la Lubich dal Dicembre 78 era seriamente ammalata; ne parlai a Donato perché mi stava a cuore che lei guarisse. Donato mi disse: “Non la trovo nelle mie vie, non è nelle vie di Dio; comunque se vuole guarire, venga come tutti, sola, qua a Siena. Solo così può guarire nelle vie di Dio e nel nome di Gesù, perché troppo in alto è salita”.

Da notare che Donato non aveva mai sentito parlare né di lei, né del suo Movimento. […]

Da tempo maturavano in me tante perplessità su ciò che vedevo nel Movimento e ne sono quindi uscito in piena coscienza e libertà. […]

Sono certo che la verità che viene da Dio sarà riconosciuta perché in  tutto, nonostante le contrarietà, sia glorificato il suo Santo Nome e il Nome del Suo Unigenito Figlio Gesù Cristo che regna nei secoli. Amen!

Enzo Cupani – Parroco di S. Ansano a Dofana

SIENA, 15,4,1980